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San Leo con lo sguardo di Paola

Bisogna creare luoghi per fermare la nostra fretta e aspettare l’anima.” (T. Guerra)

Uno di questi luoghi, io l’ho trovato. È un minuscolo scrigno del Montefeltro, abbarbicato su una rupe arcigna dell’entroterra riminese.

Fragile come la roccia su cui si posa, inesorabilmente rosicchiato dal tarlo dell’abbandono. Prezioso come i secoli di storia che custodisce con orgoglio, autentico come lo spirito di coloro che tenacemente abitano i crinali di queste colline.

Borgo di silenzi e di sorrisi, fiero avamposto di quella lentezza fatta di gente che si saluta chiamandosi per nome, buongiorni mattutini rimbalzati di bottega in bottega, finestrini abbassati per lanciarsi una battuta al volo sul bordo della strada. Un paese che diventa famiglia, famiglie che si allargano ad abbracciare un paese.

Grazie ad Elena, Daniele e Pece per avermi ospitato nel loro piccolo grande mondo romagnoveneto, grazie a San Leo per avermi fatto scoprire che un altro modo di vivere è possibile.

Paola Dal Molin