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Sfilata impunture

IMPUNTURE: Il racconto di un’emozione sul Sagrato di San Leo
Sulla cornice del sagrato del Duomo romanico di San Leo, si è svolta la sfilata IMPUNTURE. In questo spazio senza tempo, la pietra antica ha accolto un evento nato per dare forma tangibile al linguaggio dell’emozione.
Il Progetto: Capsule IMPUNTURE
La capsule collection rappresenta un manifesto di rinascita. Il progetto si fonda sull’idea di trasformare la memoria conservata in visioni attuali, dove l’alto artigianato diventa lo strumento per narrare nuove storie partendo da radici profonde.
Una fusione di arti: Pittura, Sartoria e Poesia
L’evento ha celebrato la sinergia tra discipline diverse, orchestrate in un unico respiro:

  • Recupero delle tele antiche: Il cuore pulsante è il ritorno alla luce delle tele fatte a mano dalle nostre nonne. Tesori recuperati dai bauli che, attraverso una seconda vita, si configurano oggi in outfit di recupero dalla linea contemporanea.
  • L’Atelier e la Poesia: Ogni capo è un pezzo unico, confezionato su misura dall’Atelier Fabiola Ronconi. Gli abiti non si limitano a vestire il corpo, ma emozionano attraverso i versi del maestro e poeta Enrico Onofri, che ne definiscono l’anima narrativa.
    Il Colore e la Sinestesia: L’anima di LAB.ottega di Nena
    L’evento è stato immaginato attraverso il concetto di sinestesia: un dialogo sensoriale totale tra pittura, musica, poesia e materia, dove ogni stimolo confluisce nell’altro.
    Il luogo di questa trasformazione è LAB.ottega di Nena, dove avviene la personalizzazione cromatica. Qui, le tele antiche vengono rigenerate attraverso l’uso di pigmenti naturali: anche se segnato o macchiato dal tempo, ogni tessuto riprende vita, trasformando l’imperfezione in un dettaglio prezioso e irripetibile. Il colore diventa così lo strumento di una vera e propria rigenerazione tessile.
    Eccellenza Italiana e Filiera Corta
    Tutta la produzione di IMPUNTURE è rigorosamente artigianale e prodotta in Italia. Una scelta netta per sostenere la filiera corta e valorizzare un saper fare che è, prima di tutto, un atto di amore per il territorio e per l’ambiente.
    Nena

SOGNAVO

Sognavo quel luogo

di cui la bandiera

non fosse più un drappo

bensì il gran cammino

di mille pensieri

di mele cadute

di valichi e ponti

di gatte e poeti

di bianche colonne

di lunghe equazioni

di acanti e di plinti

di accordi e di trilli

di orge di lingue

di lenti e pupille

di setole intinte

di penne pungenti

di gente dolce che parla alle cince

e si specchia negli occhi dei lupi.

Enrico onofri